Lame e montature delle spade giapponesi | Museo d’Arte Orientale
Lame e montature delle spade giapponesi

Lame e montature delle spade giapponesi

Le lame presenti nella nuova vetrina allestita al MAO Museo d’Arte Orientale sono di notevole qualità e pregio; la loro creazione si individua tra la fine del XIV secolo e la metà del XIX. Partendo dal 1390 circa, possiamo notare lame di scuola Soshu e Bizen che in fase di forgiatura riproducono sulle superfici (hada) le venature lunghe tipiche del legno, oppure piccoli nodi di legno allungati, mentre sul tagliente (hamon) viene evidenziata una linea a onda lunga con particelle brillanti, oppure motivi a forma stilizzata di fiori di garofano. Le altre lame, del XVII e XIX secolo, sono rappresentative di scuole diverse: le superfici presentano venature lunghe mentre il tagliente viene evidenziato da una linea a onda lunga oppure a onda diritta con particelle brillanti. Sono anche presenti incisioni che raffigurano il drago che avvolge la ken, classica spada cinese a doppio tagliente.

I foderi, quasi tutti di periodo Edo – tra XVIII e XIX secolo – sono di legno di magnolia laccato di vari colori: nero a motivo “canna di bambù” o a motivo dentellato (kizami), oppure rosso vivo con decorazione maki-e d’argento; a volte lungo i lati, a corredo, vi sono dei coltellini e spilloni (kogatana e kogai) per gli usi quotidiani. La guardia (tsuba) è generalmente di ferro con varie lavorazioni a traforo, a seconda delle scuole, e con inserti in oro e argento. L’elsa (tsuka), anch’essa in legno di magnolia, è ricoperta da una pelle di razza levigata e rivestita di tessuto intrecciato di seta o più raramente da cuoio, ed è corredata da entrambi i lati con oggettini metallici (menuki) in ferro dorato utili ad aumentare la presa, generalmente rappresentanti animali (drago, gallo). Alle sue estremità, l’elsa è chiusa da due oggetti metallici – pomello e fascetta (fuchi e kashira) – che riprendono motivi e stili della guardia.

 

In generale le spade giapponesi si dividono in tre categorie in base alla lunghezza della lama: katana o tachi sopra i 60,6 cm, wakizashi fra 30,3 e 60,6 cm, tanto sotto i 30,3 cm. Katana e tachi si distinguono essenzialmente per la posizione della firma del forgiatore sulla lama e per il modo di portare l’arma. La prima è infilata nella cintura col filo verso l’alto; la seconda sospesa col filo verso il basso. Il samurai era solito portare una coppia di lame composta da una spada lunga e una corta: in armatura si usavano tachi e tanto, in abiti civili katana e wakizashi. Una coppia di lame con uguale montatura (koshirae) prende il nome di daisho.

Gli elementi fondamentali delle koshirae sono l’impugnatura, il fodero e la guardia. L’impugnatura (tsuka) è di solito rivestita della pelle conciata di razza e ricoperta da una fettuccia di tessuto intrecciato; il fodero (saya) in legno di magnolia viene laccato per proteggere la lama dagli agenti atmosferici e si presta a elaborate decorazioni; la guardia (tsuba) in lega metallica può essere lavorata a traforo e/o minuziosamente decorata ricorrendo a molteplici tecniche. Talvolta le montature presentano altri accessori (tosogu), che comprendono piccoli strumenti di metallo inseriti nello spessore delle pareti del fodero quali il kogatana – un coltellino – e il kogai – uno spillone. Se il kogai è diviso in due viene chiamato waribashi e si usa come bastoncini per il cibo.

La superba qualità delle lame giapponesi dipende dalla selezione delle materie prime e dall’avanzata tecnica di lavorazione. Il primo passo consiste nella trasformazione della sabbia ferrosa in acciaio, all’interno di una fornace di creta. Il materiale così ottenuto viene frammentato in blocchi; il maestro forgiatore seleziona quelli col più alto contenuto di carbonio e li forgia ripiegandoli ripetutamente – dalle 12 alle 14 volte. Successivamente questi blocchi (di solito da 2 a 5) vengono assemblati in modo da formare un unico panetto che viene lavorato e allungato per martellamento fino a definire la sagomatura della lama. Quando il forgiatore ottiene la forma desiderata procede con la tempra, durante la quale l’acciaio viene coperto con terre refrattarie di vari spessori, poi riscaldato a elevata temperatura e immerso in acqua fredda. Questo procedimento porta alla formazione di due stati metallici di diversa resistenza e flessibilità. Segue la fase di politura a mezzo di pietre con differenti capacità abrasive, fino a ottenere la lucidatura finale.