Fonti, giardini, conche d’acqua e cisterne. Ibn Battuta attraverso l'Islam: trent'anni di viaggi dal Marocco alla Cina | Museo d’Arte Orientale
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Fonti, giardini, conche d’acqua e cisterne. Ibn Battuta attraverso l'Islam: trent'anni di viaggi dal Marocco alla Cina

Conferenza di Claudia Maria Tresso

27 Giugno 2019

Giovedì 27 giugno 2019, ore 18
Conferenza di Claudia Maria Tresso – Università degli studi di Torino

Incontro in occasione della mostraGoccia a goccia dal cielo cade la vita. Acqua, Islam e Arte”

Ingresso libero fino a esaurimento posti. I tagliandi gratuiti verranno distribuiti a partire da mezz’ora prima dell’inizio dell’appuntamento.

Il 14 giugno del 1325, a Tangeri, un giovane di 21 anni sale a cavallo e parte verso oriente diretto ai luoghi santi dell’Islam - La Mecca e Medina - per compiere il pellegrinaggio. Si chiama Abū ‘Abd Allāh Muḥammad ibn Baṭṭūṭa, è di origine berbera e appartiene a una famiglia di giuristi. Parte solo, con pochi soldi in tasca, ma confida nella rete di istituzioni che l’Islam prevede a favore di chi viaggia. Come molti altri, ai suoi tempi, va in cerca di maestri di giurisprudenza che gli permettano di accumulare competenze ai fini della carriera e di uomini devoti che gli insegnino i molteplici significati della pietà religiosa. Di lì a poco, però, la passione per il viaggio, la curiosità di vedere nuovi luoghi e il gusto di conoscere altra gente lo avvinceranno a tal punto da indurlo a proseguire ben oltre la penisola arabica, spingendosi sempre più lontano entro gli ampi confini dell’Islam. Solo nel 1353, infatti, Ibn Baṭṭūṭa tornerà definitivamente in patria, dopo 28 anni di viaggi e centoventimila chilometri percorsi con tutti i mezzi di trasporto allora conosciuti: tre anni più tardi, su ordine del sultano, detterà allo scrivano di corte Ibn Juzayy le sue memorie di viaggio, che rappresentano uno dei libri più importanti e celebri del mondo nel settore della letteratura di viaggio.

Palazzo di Tangeri.jpg

I Viaggi di Ibn Baṭṭūṭa costituiscono una fonte inesauribile di informazioni in molti e svariati campi: anche in quello che riguarda il ruolo dell’acqua nella civiltà islamica, e proprio attraverso la sua descrizione di fonti, giardini, conche d’acqua e cisterne (ma anche di navi, di tecniche idrauliche e di riferimenti a tutto ciò che nella storia dell’Islam attiene all’acqua) seguiremo le sue peripezie in un’area che, estendendosi dal Marocco alla Cina, corrisponde a quarantaquattro stati moderni.

Claudia Maria Tresso è professore associato di Lingua e Letteratura araba e coordinatrice della Sezione di Studi asiatici e mediterranei presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università di Torino. Autrice di molte opere fra cui un libro sul Verbo arabo (Hoepli 2002) un Dizionario italiano-arabo (Hoepli 2014), e un manuale di Lingua araba contemporanea (II edizione, Hoepli 2019), ha tradotto diverse opere di letteratura araba classica e contemporanea fra cui la prima versione integrale in italiano de I viaggi di Ibn Baṭṭūṭa (Einaudi 2006), con cui ha vinto il prestigioso premio internazionale per la traduzione Abdullah bin Abdulaziz (Riyad, 2007).

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