Esperienza di aiuto conservatore per la sezione giapponese

Esperienza di aiuto conservatore per la sezione giapponese

Roberta Giulianella Vergagni

La mia esperienza di aiuto conservatore per la sezione giapponese del MAO

Dal 01 novembre 2010 al 16 novembre 2011

e dal 01 febbraio 2012 al 26 ottobre 2012

 

La mia passione per la cultura giapponese e la curiosità per le espressioni artistiche di luoghi vicini e lontani mi hanno condotto, poco prima della sua apertura nel 2008, al MAO. Dopo un’intensa attività nel campo della didattica del Museo, durante la quale ho cercato di dare voce alla potenza espressiva delle opere per “raccontarle” ai visitatori, si è materializzata l’importante possibilità di affiancare il Curatore per l’Asia orientale, il dott. Marco Guglielminotti Trivel.

Sono molti gli ambiti in cui, al MAO, ho potuto affinare precedenti conoscenze acquisite durante il mio percorso di studi all’Università di Torino, dove ho conseguito la Laurea Specialistica in Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa per la Comunicazione internazionale, e in Giappone – all’IFIE di Kanazawa e alla Kyōto Gaikokugo Daigaku – ma sono almeno altrettante le esperienze e le competenze del tutto nuove che hanno arricchito il mio bagaglio professionale.

Giorno dopo giorno ho sperimentato e appreso le molteplici attività conservativo-curatoriali che preservano e valorizzano le opere d’arte custodite in un museo: le periodiche rotazioni espositive che caratterizzano l’eterogenea collezione giapponese del MAO, in particolare, si sono rivelate un costante e prezioso spunto di studio e approfondimento su opere quali paraventi byōbu, stampe ukiyo-e, dipinti su rotolo kakemono ed emakimono, mantelli buddhisti kesa, solo per citarne alcune. Le attività di schedatura e catalogazione delle opere giapponesi, basate sull’interpretazione di – spesso ostiche – iscrizioni in lingua, di molteplici stili artistici e di svariati temi iconografici hanno stimolato il mio interesse per la ricerca scientifica, così come la mia curiosità per l’interculturalità.

Sotto l’attenta e preziosa supervisione del dott. Guglielminotti e dell’allora Direttore del MAO, il Prof. Franco Ricca, ho avuto l’onore di partecipare attivamente a prestigiosi progetti, primo tra tutti quello dell’Institute of International Japanese Studies della Hosei University in collaborazione con l’Institute of East Asian Studies della University of Zurich per il censimento delle opere buddhiste giapponesi nei musei europei.

Di questa esperienza ho fatto mio il grande senso di responsabilità che si avverte quando ci si occupa della conservazione di ogni singola opera d’arte, dalla più grandiosa alla più minuta; questo senso di responsabilità mi ha insegnato ad avere un approccio minuzioso e accurato a ogni singolo pezzo, ognuno con le proprie esigenze e necessità. Ma ho capito anche che un conservatore non è solo scienza e precisione: il conservatore è anche colui che passeggia con intimità tra le sale, prima che il museo apra ai visitatori, e colui che, spinto dalla passione per il suo lavoro, presenta le opere di cui si occupa a chi non le conosce, come se ognuna di esse fosse la più fantastica creatura del mondo.

Gli anni vissuti al MAO mi hanno permesso di maturare un percorso in primis professionale, ma anche culturale e, certamente, personale, che conservo tuttora nel cuore e nella mente o, per dirla alla giapponese, nel profondo del mio kokoro.